Perché aderire al vegetarianismo?

La dieta vegetariana è cosa antica, e benché la sua documentazione scritta risalga al VI secolo A.C., le testimonianze orali proiettano molto più indietro nel tempo questo tipo di alimentazione.

Il vegetarismo, o vegetarianismo, è per molti vegetarianesimo, una parola dallo sfondo mistico generatasi probabilmente dalla stretta relazione con i movimenti religiosi.

Nel territorio asiatico, soprattutto in India, le principali discipline filosofiche e religiose — induismo, zoroastrismo, jainismo, buddismo e taoismo—  hanno gettato le basi di una cultura alimentare libera dalla carne, mentre in Occidente pare sia stata la cultura greca ad assimilare per prima la scelta vegetariana.

Il mito greco dell’età dell’oro racconta come in origine gli uomini vivessero nella pace assoluta e nel pieno benessere, nutrendosi coi prodotti della terra.

Nell’Europa moderna è certamente l’Inghilterra che ha puntato i riflettori sull’alimentazione vegetariana, peraltro considerata una forma di protesta verso il colonialismo europeo, colpevole di sfruttare uomini e animali per saziare le proprie esigenze di lusso e spreco.

È ancora l’Inghilterra il Paese in cui nacquero, intorno alla metà dell’Ottocento, la prima Associazione Vegetariana  (Vegetarian Society) e il primo movimento vegetariano, che  espandendosi durante il secolo successivo portò, nel 1908, alla fondazione dell’Unione Vegetariana Internazionale (International Vegetarian Union).

L’Italia di solo qualche decennio fa si alimentava prevalentemente di cereali e vegetali. Ebbene, per fortuna oggi la sua famosa dieta mediterranea è tornata in auge ed è accreditata tra le migliori possibili. Il popolo dei vegetariani d'Italia si attesta intorno al 10% della popolazione ed è in crescita costante. Si tratta di un mix variegato che include latto-vegetariani, latto-ovo-vegetariani, ovo-vegetariani, vegetaliani o vegani, che a loro volta si dividono in sottogruppi ancor più specifici, come i crudisti e i fruttariani.

I devoti di Krishna sono latto-vegetariani!

 

Le ragioni del vegetarianesimo

 

Ecologia e sostenibilità

Il recente consumismo di massa e un benessere più diffuso hanno contribuito all’estremizzazione di antiche credenze che vedono maggiormente in salute chi mangia la carne —le aziende alimentari e farmaceutiche si sono abilmente strutturate per fomentare queste opinioni, con tutto ciò che ne consegue in termini di marketing e stili di vita indotti.

Sotto il profilo ambientale ed energetico il consumo di carne è un paradosso; servono infatti 5.400 litri d’acqua per produrre un chilo di carne di manzo: tredici volte la quantità necessaria per un chilo di cereali.

Col solo riferimento agli USA, si potrebbero sfamare circa un miliardo di persone con lo stesso contenuto calorico dei cereali utilizzati per nutrire i bovini. Secondo l'USDA (Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti) più del 90% della produzione di grano in America è usato per alimentare gli animali da macello.

Il consumo energetico degli allevamenti è enorme: otto volte superiore a quello necessario per produrre i cereali. Esiste poi un serio problema d’inquinamento, perché costruire proteine animali richiede otto volte l'energia necessaria per costruire la stessa quantità di proteine vegetali. La distruzione di foreste millenarie e terreni fertili per creare pascoli, specialmente nel Terzo Mondo, è una tristissima realtà che preoccupa l'intero pianeta.

È uno sperpero criminale delle risorse!

La popolazione mondiale è in rapidissima crescita, e il problema di come alimentarla è uno degli argomenti scottanti sul tavolo di tutti i governi. Secondo i calcoli effettuati dagli esperti si rileva che se i terreni coltivabili della Terra venissero usati essenzialmente per produrre cibo vegetariano, questo sarebbe sufficiente a nutrire 20 miliardi di persone.

Sono le stesse informazioni che i Veda trasmettono da millenni.

 

Salute

Sono sempre più numerosi e pressanti i rapporti medici e scientifici provenienti dal mondo occidentale che dimostrano con chiarezza i benefici della dieta vegetariana e il legame esistente tra le diete a base di carne e "killer" implacabili come alcuni tipi di cancro e di malattie cardiovascolari. L’alimentazione carnivora ha inoltre un ruolo attivo nello sviluppo dell'ipertensione, del diabete, dell’osteoporosi, della diverticolite, delle affezioni renali e di molte altre patologie.

È importante rilevare che già da millenni la Bhagavad-ghita raccomanda cibi sattvici, ossia virtuosi come quelli vegetariani, e sconsiglia il consumo di carne, pesce e uova in quanto cause di “ansia, sofferenza e malattia", perciò dannosi al benessere del corpo.

"I cibi cari a coloro che sono influenzati dalla virtù accrescono la durata della vita, purificano l'esistenza e danno forza, salute, soddisfazione e felicità." (Bhagavad-ghita 17.8)

A sfatare il mito della forza derivante dal consumo di carne si aggiunge il numero crescente di atleti vegetariani che praticano sport ad alti livelli, perfino campioni della micidiale prova di forza e tenacia “Ironman”.

 

Etica

Non trova giustificazione il massacro annuale di oltre settanta miliardi di animali, e nemmeno le atroci condizioni in cui sono perlopiù costretti a vivere: dei veri e propri lager. Non essendoci motivazioni reali a sostegno della dieta carnivora, la sua ragion d’essere parrebbe quindi legarsi al palato. Ci chiediamo allora se sia lecito sfruttare e uccidere i nostri fratelli minori solo per appagare la lingua.

Gli animali si dividono tendenzialmente in tre categorie: da compagnia, da reddito e dannosi. I primi sono protetti, e in alcuni Paesi la legge punisce severamente chi li maltratta o ne abusa; i secondi sono tristemente considerati una semplice risorsa da sfruttare; gli ultimi sono soggetti all’eliminazione.

È curioso osservare come le diverse culture reagiscono a questa categorizzazione. Cani e gatti sono venerati in Occidente, mentre sono macellati e venduti a pezzi in altre parti del mondo. Le mucche sono sacre in India, ma redditizie in altri Paesi. Gli insetti sono redditizi in alcuni Paesi dell'estremo Oriente, ma assolutamente da eliminare in altri Paesi.

 

Vegetarianesimo spirituale

Tutte le considerazioni fatte in termini di salute, sostenibilità ed etica sono ovviamente oggetto di discussione e confronto in base ai vari punti di vista culturali e ai diversi approcci scientifici.

Per i devoti di Krishna è quindi essenziale superare il vegetarianismo ordinario  favorendo il vegetarianismo spirituale, e la Bhagavad-ghita (3.13) spiega come farlo:

"I devoti del Signore sono liberi da ogni colpa perché si nutrono di alimenti offerti prima in sacrificio, mentre coloro che preparano il cibo per un piacere personale si nutrono solo di peccato."

Un princìpio fondante è che tutto nell'universo è energia di Dio. Anche il cibo dovrebbe quindi rientrare in quest’ottica. L’offerta di qualcosa ad altri è definita yajna, sacrificio, e il sacrificio compiuto per il piacere di Dio, Sri Krishna, è considerato il più elevato. Cucinare diventa allora un atto d’amore; poi, attraverso la recitazione devozionale di mantra, le diverse pietanze vengono offerte alle murti (icone o immagini sacre) e si trasformano così in prasada (misericordia divina).

In altre parole, se prepariamo il cibo vegetariano come sacrificio a Krishna, ci liberiamo dal karma, ossia dalle reazioni che si manifestano, seppur in misura ridotta, anche seguendo una dieta strettamente vegetariana. Essendo onnipotente, Dio può trasformare l'energia materiale, sempre intrisa di karma, in energia spirituale liberatoria.

Riassumendo, per un devoto di Krishna alimentarsi non è solo gustare cibi utili al corpo, ma molto di più: elevandosi oltre l’etica, il salutismo e il sentimento, il cibo diventa una scelta d’amore.

 

 

di Parabhakti das

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